venerdì 22 maggio 2009

Il vasaio



Sei polvere e polvere ritornerai, questo è ciò che Dio ha previsto per l'uomo e per questo corpo mortale che oggi rivestiamo tutti noi e che portiamo con noi fino al giorno della dipartita. L'uomo è davvero polvere, composto dagli stessi elementi che compongono la terra sulla quale camminiamo, e Dio ha stabilito che finiti i nostri giorni il nostro corpo torni a farne parte come un'unica cosa.
Qual è dunque il nostro valore, la nostra importanza, la nostra superiorità tante volte vantata?
Siamo parte di questo mondo tanto da non distinguerci quasi dallo stesso, e fino a quando non sapremo vestirci di umiltà, non sapremo cosa siamo davvero, ma continueremo a pensare di essere ciò che non siamo.
La polvere e la terra hanno ben poco valore e non la si può distinguere, ma Dio è come un vasaio che sa prendere quella terra di nessun valore e, lavorandola, creare qualcosa di utile e distinguibile. Il vasaio sa creare dalla terra vasi destinati ognuno di loro ad essere utili ed usati per uno scopo, dando valore a quel mucchio di terra che prima non ne aveva.
Lasciamo che Dio possa prenderci a fare di noi quello che Lui ha pensato per noi fin dal principio. Lasciamo che le Sue mani sapienti modellino la nostra anima e il nostro cuore, ma per fare ciò bisogna prima di ogni altra cosa ammettere a noi stessi quello che davvero siamo, terra senza valore , riempiendo per quel che possiamo, il nostro cuore di umiltà. La terra che vuol diventare vaso non lo può fare da se ma solo chiedere al vasaio di farlo. Chiedi anche tu oggi a Dio di modellare la tua vita.
Geremia 18:3-4

venerdì 6 marzo 2009

Pani e pesci


Matteo 15:32-38 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: «Io ho pietà di questa folla; perché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per strada».
I discepoli gli dissero: «Dove potremmo trovare, in un luogo deserto, tanti pani da saziare una così gran folla?»
Gesù chiese loro: «Quanti pani avete?» Essi risposero: «Sette, e pochi pesciolini».
Allora egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra.
Poi prese i sette pani e i pesci; e, dopo aver reso grazie, li spezzò e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
E tutti mangiarono e furono saziati; e, dei pezzi avanzati, si raccolsero sette panieri pieni.
Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.

C’era sempre un motivo all’agire di Gesù e ciò che lo spinse, in questo caso, a operare un miracolo fu l’amore verso quella grande folla di persone venute per ascoltarlo. Egli rispose così ad un vero bisogno di chi aveva di fronte in quella circostanza. In questo caso Gesù mostrò anche il Regno di Dio non solo con parole ma con fatti concreti, dando a chi aveva fame pane e pesci per sfamarsi, anche se quella gente non era lì per il pane ma era lì per Gesù.
Forse anche per noi è giunto il momento di mostrare agli altri il Regno di Dio non solo a parole o tramite un opuscolo, ma con cose concrete col pane e con i pesci che per alcuni stanno diventando difficili da reperire giorno per giorno. Perché possiamo avere bei locali di culto da mostrare, bei discorsi da fare ascoltare, ma se non abbiamo amore per il prossimo tutto ciò non ha alcun valore.

martedì 3 febbraio 2009

Betesda


Giovanni 5:1-16 Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, c'è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici.
Sotto questi portici giaceva un gran numero d'infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici[, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua; perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l'acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l'acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito].
Là c'era un uomo che da trentotto anni era infermo.
Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»
L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l'acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».
Gesù gli disse: «Àlzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina».
In quell'istante quell'uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.
Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"».
Essi gli domandarono: «Chi è l'uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"»
Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c'era molta gente.
Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio».
L'uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l'aveva guarito era Gesù.
Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato.

La prima volta che lessi questo passo, immaginai la vasca di cui si parla, come di una specie di piscina con l’acqua limpida. In realtà poi scopersi che questa era una specie di grande conca nel terreno scavata e piena d’acqua dove i pastori, facevano passare le pecore mentre rientravano dai pascoli, in maniera che si lavassero il pelo da tutta la sporcizia accumulata. Non doveva essere proprio limpida quell’acqua, ma malgrado questo in molti tentavano, al verificarsi di un determinato evento, di tuffarsi dentro per essere guariti dalle loro malattie e in molti erano giunti fin lì per ricevere guarigione. Erano una sorta di antica Lourdes dove, invece della Madonna, sembra apparisse un angelo. Ora Gesù passando di lì guardò tutte quelle persone ed in particolare una che da molti anni veniva ai bordi di quella vasca con la speranza di essere guarita. Era certamente una persona molto determinata che aveva riposto tutta la sua speranza in quel luogo, la quale rappresentava per lui l’unica possibilità di guarire.
Gesù conosceva la sua fede ed anche il suo cuore e avvicinatosi a lui lo guarì istantaneamente, orinandogli di prendere il suo lettuccio e camminare.
Il fatto che già all’epoca ci fossero luoghi dove per tradizione gli uomini andavano a cercare guarigione come fanno oggi nei vari Lourdes o Medugorje, deve farci riflettere su quanto grande sia il bisogno che c’è di ricevere guarigione, ma non solo per il proprio corpo ma anche nell’anima. Ma quell’uomo non sarebbe mai stato guarito se non avesse incontrato Gesù quel giorno, perché erano ormai trentotto anni che si faceva portare ai bordi di quella vasca. A Gesù non serve che tu ti reca presso un luogo speciale; non servono riti speciali a Lui basta guardare nel tuo cuore e vedere il tuo desiderio; che tu chieda a Lui con semplicità di guarire, sia che i tuoi siano malanni del corpo, sia che siano dell’anima.

mercoledì 14 gennaio 2009

Maria Maddalena


Giovanni 8:1-11 E Gesù se ne andò al monte degli ulivi.
Ma sul far del giorno tornò di nuovo nel tempio e tutto il popolo venne da lui ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava.
Allora i farisei e gli scribi gli condussero una donna sorpresa in adulterio, e postala nel mezzo,
dissero a Gesù: «Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto, mentre commetteva adulterio.
Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne; ma tu, che ne dici?».
Or dicevano questo per metterlo alla prova e per aver di che accusarlo. Ma Gesù, fingendo di non sentire, chinatosi, scriveva col dito in terra.
E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».
Poi, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.
Quelli allora, udito ciò e convinti dalla coscienza, se ne andarono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; così Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava là in mezzo.
Gesù dunque, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna dove sono quelli che ti accusavano? Nessuno ti ha condannata?».
Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». Gesù allora le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più».

E’ questo il racconto della conversione di Maria Maddalena colta in adulterio e che, in base alla legge di Mosè, doveva essere lapidata.
I farisei di Gerusalemme, certi di quello che doveva essere il giusto comportamento, vanno da Gesù per coglierlo in errore e poterlo accusare.
Gesù resosi conto della cosa non rispose mostrando un atteggiamento distaccato. Ma i farisei insistono fino a ricevere la risposta richiesta, ma non di certo quella che si aspettavano. La risposta lascia gli interlocutori senza alcuna possibilità di replica, tanto da convincerli a desistere dal loro intento.
Questo episodio normalmente non viene annoverato tra i miracoli, ma in realtà lo è, in esso è narrato il miracolo della conversione di questa donna che diventerà una discepola di Gesù, da quel momento in poi e che ritroviamo, nel racconto biblico, anche altre volte in particolare ai piedi della croce e tre giorni dopo la morte di Gesù, davanti alla tomba vuota.
Un grande miracolo di una donna salvata dalla morte a cui gli uomini la avevano condannata. Dio la perdona dei peccati commessi semplicemente perché lei si mostra pentita a Gesù. Gli uomini invece troppo spesso condannano e non sanno perdonare e dimenticare e fanno fatica anche ad accettare il perdono di Dio per gli altri; sempre accondiscendenti con i propri errori e mai con quelli altrui, ma per chi vuole essere discepolo di Cristo il concetto di perdono deve essere impresso a fuoco nel cuore degli stessi.

mercoledì 31 dicembre 2008

La passione (6)


Giovanni 19:17-42 Ed egli, portando la sua croce, si avviò verso il luogo detto "del Teschio", che in ebraico si chiama "Golgota",
dove lo crocifissero, e con lui due altri, uno di qua e l'altro di là, e Gesù nel mezzo.
Or Pilato fece anche un'iscrizione e la pose sulla croce, e vi era scritto: "GESÙ IL NAZARENO, IL RE DEI GIUDEI".
Così molti dei Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città, e quella era scritta in ebraico, in greco e in latino.
Perciò i capi dei sacerdoti dei Giudei dissero a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma che egli ha detto: "Io sono il re dei Giudei"».
Pilato rispose: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
Or i soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e la tunica. Ma la tunica era senza cuciture, tessuta d'un sol pezzo da cima a fondo.
Dissero dunque fra di loro: «Non stracciamola, ma tiriamola a sorte per decidere di chi sarà»; e ciò affinché si adempisse la Scrittura, che dice: «Hanno spartito fra di loro le mie vesti, e hanno tirato a sorte la mia tunica». I soldati dunque fecero queste cose.
Or presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa e Maria Maddalena.
Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l'accolse in casa sua.
Dopo questo, sapendo Gesù che ogni cosa era ormai compiuta, affinché si adempisse la Scrittura, disse: «Ho sete».
Or c'era là un vaso pieno d'aceto. Inzuppata dunque una spugna nell'aceto e postala in cima ad un ramo d'issopo gliela accostarono alla bocca.
Quando Gesù ebbe preso l'aceto disse: «È compiuto». E, chinato il capo, rese lo spirito.
Or i Giudei, essendo il giorno di Preparazione, affinché i corpi non rimanessero sulla croce il sabato, perché quel sabato era un giorno di particolare importanza, chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
I soldati dunque vennero e spezzarono le gambe al primo e poi anche all'altro, che era crocifisso con lui;
ma, arrivati a Gesù, come videro che era già morto, non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli trafisse il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua.
E colui che ha visto ne ha reso testimonianza e la sua testimonianza è verace, ed egli sa che dice il vero, affinché voi crediate.
Queste cose infatti sono accadute affinché si adempisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso».
E ancora un'altra Scrittura dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
Dopo queste cose, Giuseppe d'Arimatea che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù; e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù.
Or venne anche Nicodemo, che in precedenza era andato di notte da Gesù, portando una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in panni di lino con gli aromi, secondo il costume di sepoltura in uso presso i Giudei.
Or nel luogo dove egli fu crocifisso c'era un orto, e nell'orto un sepolcro nuovo nel quale non era ancora stato posto nessuno.
Lì dunque, a motivo del giorno di Preparazione dei Giudei, misero Gesù perché il sepolcro era vicino.

Gesù condannato viene posto sulla croce. Un atto di pazzia se pensiamo che Egli si lascia mettere in croce senza reagire, senza difendersi ma ribadendo la Sua missione alle richieste di Pilato, che probabilmente rimane colpito dalle Sue parole, ma nulla fa per impedire quella morte. In quel momento nessuno capisce la forza di quel gesto, ma più tardi i Suoi discepoli capiranno quella morte che porta in realtà la vita nel mondo. Egli è dato sulla croce per i nostri peccati, perché ognuno di noi che sappia accettare quel gesto ritrovi la pace e l’unione con Dio stesso. Forse parlare di peccato nel ventesimo secolo può apparire troppo antico, ma il gesto di Gesù non lo è, continua a rimanere attuale, è la follia che diventa suprema ragione e verità, un gesto che sovverte ogni logica.
Presso la croce erano presenti anche sua madre Maria, che probabilmente era rimasta con lui dopo la morte del padre. Le vedove erano all’ultimo gradino della scala sociale e se non avevano qualcuno che le sostenesse potevano anche morire di fame. Gesù morente sulla croce, sapendo di non poter più sopperire ai bisogni di Sua madre la affida al Suo discepolo Giovanni, che da quel giorno la accoglie a casa sua. A me ha sempre impressionato questa premura di un uomo morente e sofferente, che rimane come l'ultimo gesto di altruismo nei confronti di chi ama prima di lasciarli.
Egli dà se stesso per noi, soffre per noi, è il gesto di un padre che vede il proprio figlio in pericolo e fa di tutto per aiutarlo, arriva anche a dare se stesso in nome dell’amore per quel figlio. La Sua premura è assoluta tanto grande da trovare il modo di affidare la madre vedova alle cure del Suo discepolo. Quel gesto si rinnova ogni giorno nel cuore di chi desidera stare vicino a Dio.

lunedì 17 novembre 2008

La passione (5)


Giovanni 18:28-19:26 Poi da Caiafa condussero Gesù nel pretorio; era mattino presto. Ma essi non entrarono nel pretorio, per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua.
Pilato dunque uscì verso di loro e disse: «Quale accusa portate contro quest'uomo?».
Essi risposero e gli dissero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l'avremmo dato nelle mani».
Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». Ma i Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire alcuno».
E ciò affinché si adempisse quello che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato dunque rientrò nel pretorio chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?».
Gesù gli rispose: «Dici questo da te stesso, oppure altri te lo hanno detto di me?».
Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato nelle mie mani; che hai fatto?».
Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui».
Allora Pilato gli disse: «Dunque sei tu re?». Gesù rispose: «Tu dici giustamente che io sono re; per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità; chiunque è per la verità ascolta la mia voce».
Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo alcuna colpa in lui.
Ma vi è tra voi l'usanza che io vi liberi uno nella Pasqua; volete dunque che vi liberi il re dei Giudei?».
Allora tutti di nuovo gridarono, dicendo: «Non costui, ma Barabba». Or Barabba era un brigante.
Allora Pilato prese Gesù e lo fece flagellare.
E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un manto di porpora,
e dicevano: «Salve, o re dei Giudei»; e lo schiaffeggiavano.
Poi Pilato uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo in lui alcuna colpa».
Gesù dunque uscì, portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!».
Ora, quando lo videro i capi sacerdoti e le guardie, si misero a gridare, dicendo: «Crocifiggilo, crocifiggilo». Pilato disse loro: «Prendetelo voi e crocifiggetelo, perché io non trovo in lui colpa alcuna».
I Giudei gli risposero: «Noi abbiamo una legge e secondo la nostra legge egli deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
Quando Pilato udì queste parole, ebbe ancor più paura;
e, rientrato nel pretorio, disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede alcuna risposta.
Pilato perciò gli disse: «Non mi parli? Non sai che io ho il potere di crocifiggerti e il potere di liberarti?».
Gesù rispose: «Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall'alto; perciò chi mi ha consegnato nelle tue mani ha maggior colpa».
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridavano, dicendo: «Se liberi costui, tu non sei amico di Cesare; chiunque si fa re, si oppone a Cesare».
Pilato dunque, udite queste parole, condusse fuori Gesù e si pose a sedere in tribunale nel luogo detto "Lastrico", e in ebraico "Gabbata";
or era la preparazione della Pasqua, ed era circa l'ora sesta; e disse ai Giudei: «Ecco il vostro re».
Ma essi gridarono: «Via, via, crocifiggilo». Pilato disse loro: «Crocifiggerò il vostro re?». I capi dei sacerdoti risposero: «Noi non abbiamo altro re che Cesare».
Allora egli lo diede nelle loro mani affinché fosse crocifisso. Ed essi presero Gesù e lo condussero via.

Gesù viene portato davanti a Pilato per essere giudicato e crocifisso . L’intento del gruppo di Giudei è quello di indurre Pilato a crocifiggerlo. Pilato parla con Gesù per capire di che cosa sia accusato perché lui stesso non trova alcuna colpa e così sarà fino alla fine, anche se poi acconsente alla crocifissione. Gesù si dichiara “testimone della verità” al chè Pilato pronuncia una delle due frasi per le quali è ricordato e chiede “Che cosa è la verità?”. Questa frase esce dalla bocca di un uomo certamente disilluso, che nella propria vita aveva partecipato a guerre, svolto funzioni politiche e visto tante volte calpestata la giustizia in nome dell’interesse, dall’alto della sua posizione, che probabilmente aveva perso tutta la sua fiducia nel suo prossimo e qualsiasi tipo di idealismo. Pilato pone una semplice domanda alla quale forse, nel corso della sua vita aveva cercato di dare una risposta positiva senza riuscirci. Egli si trova davanti a Gesù, davanti alla “verità”, ma probabilmente non la riconosce o non la accetta come risposta alle sue domande. Gesù è la risposta alle sue domande ma Pilato non la sa fare sua, come purtroppo molte altre persone hanno fatto prima e dopo lui. Pilato è il prototipo di chi troppo deluso da questa vita e accecato dagli eventi non riesce più a scorgere la luce della verità che giunge da Cristo.

venerdì 3 ottobre 2008

La passione (4)





Luca 22:39-62Poi, uscito, andò come al solito al monte degli ulivi, e anche i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto sul posto, disse loro: «Pregate per non entrare in tentazione».
E si allontanò da loro, circa un tiro di sasso e, postosi in ginocchio, pregava,
dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia volontà, ma la tua».
Allora gli apparve un angelo dal cielo per dargli forza.
Ed egli, essendo in agonia, pregava ancor più intensamente, e il suo sudore divenne simile a grumi di sangue che cadevano a terra.
Alzatosi poi dalla preghiera, venne dai suoi discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza,
e disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate per non entrare in tentazione».
Mentre egli parlava ancora, ecco una turba; or colui che si chiamava Giuda uno dei dodici, li precedeva e si accostò a Gesù per baciarlo.
E Gesù gli disse: «Giuda, tradisci il Figlio dell'uomo con un bacio?».
Allora quelli attorno a Gesù, vedendo ciò che stava per accadere, gli dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?».
E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio destro.
Ma Gesù, rispondendo, disse: «Lasciate, basta così». E, toccato l'orecchio di quell'uomo, lo guarì.
Poi Gesù disse ai capi dei sacerdoti, ai capitani del tempio e agli anziani che erano venuti contro di lui: «Siete usciti contro di me con spade e bastoni come contro un brigante?
Mentre ogni giorno io ero con voi nel tempio, voi non metteste mai le mani su di me; ma questa è la vostra ora e la potestà delle tenebre».
Dopo averlo catturato, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo sacerdote. E Pietro seguiva da lontano.
Quando essi accesero un fuoco in mezzo al cortile e si posero a sedere attorno, Pietro si sedette in mezzo a loro.
Una serva lo vide seduto presso il fuoco, lo guardò attentamente e disse: «Anche costui era con lui».
Ma egli lo negò, dicendo: «Donna, non lo conosco».
Poco dopo lo vide un altro e disse: «Anche tu sei di quelli». Ma Pietro disse: «O uomo, non lo sono».
Passata circa un'ora, un altro affermava con insistenza, dicendo: «In verità anche costui era con lui, perché è Galileo».
Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E subito, mentre ancora parlava, il gallo cantò.
E il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».
Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente.
Luca ci racconta un momento davvero difficile del ministerio di Gesù che, nel giardino del Getsemani, cerca il conforto del Padre in un momento così particolare che precede la Sua crocifissione. Molti hanno discusso sul senso delle parole di Gesù pronunciate in questa circostanza, che potrebbero apparire come un segno di debolezza e di ripensamento. Tra le tante interpretazioni quella che ho scelto è quella che vuole Gesù in lotta spirituale, l'ultima, per sconfiggere ancora il Suo principale nemico nel tentativo di questo di distoglierlo dal raggiungimento del Suo obiettivo. Satana sa che la morte di Gesù sulla croce, significa la sua sconfitta e così cerca e lotta con Gesù stesso per impedire che tutto ciò si compia; il sacrificio di Gesù che aprirà le porte della salvezza per l'intera umanità. Tale battaglia è assolutamente tremenda , tanto dura e intensa che anche il Suo fisico ne risente in maniera incredibile tanto che Gesù inizia a sudare sangue.
Finita la preghiera un gruppo numeroso di persone vengono a Lui incontro, precedute da Giuda che con un bacio tradisce Gesù e lo consegna nelle mani dei capi sacerdoti del tempio, venuti per arrestarlo. I discepoli reagiscono violentemente alla cosa e con la spada, Pietro recide un orecchio del servo del sommo sacerdote. Ma Gesù ferma i Suoi invitandoli a riporre le spade e guarendo con un tocco il servo ferito.
Presolo lo portano dal sommo sacerdote. L'arresto di Gesù causa una grande confusione nei discepoli in particolare Pietro che segue il gruppo di persone fino alla casa del sommo sacerdote riuscendo anche ad entrare, ma qui, forse per paura, rinnega di conoscere Cristo. Si avvera così la profezia fatta da Gesù stesso a Pietro poche ore prima.