mercoledì 16 maggio 2018


I am of Jesus

Molti anni fa mi regalarono questo Tao intagliato nel legno di ulivo. Stavo attraversando, in quel periodo, in momento molto grigio della mia vita, in cui avevo bisogno di cambiamento. A volte il cambiamento è necessario per crescere, ma per crescere spesso è necessario tagliare alcuni rami della tua vita che ti legano a situazioni che non ti rendono felice. In quel periodo buio, ho avuto alcuni veri amici che hanno continuato a starmi accanto e tenevo al collo questo simbolo, che non ha nulla di magico o spirituale in sé, ma mi ricordava ogni giorno che “io sono di Gesù”.
Detta così qualcuno potrebbe storcere il naso e pensare ad una sorta di schiavitù, ma in realtà è vero il contrario. Gesù è venuto per liberare noi dalla schiavitù, e per renderci liberi, per farci e renderci parte di sè stesso e di tutto ciò che ha. Per donarci vera vita.
Oggi, dopo anni, rimetto al collo quel simbolo, perché voglio continuare a ricordarmi che “io sono di Gesù”, qualunque strada oggi o domani prenderà la mia vita. Perché la vita si sa “E’ come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”. Non sai mai le strade che prenderà, ma io voglio continuare ad essere di Gesù, col sorriso stampato in faccia della felicità che mi dà questa cosa.

lunedì 26 marzo 2018

Sentieri antichi


Non so se avete notato, ma tra i pastori e credenti questa frase sta tornando di moda. Era un po’ che non la sentivo, ma ora causa alcuni movimenti evangelici che propongono un modo di essere cristiani più attuale, hanno sentito l’esigenza di riaffermare una presunta superiorità dei tempi antichi. Un po’ come quando uno un po’ più anziano, che avrebbe tanto da insegnare, esalta i suoi tempi come momenti di più elevata moralità, felicità e quant’altro, in paragone a quella attuale. Non so se avete notato ma è sempre capitato così, i vecchi tempi sono sempre esaltati come migliori, da tutte le generazioni che fino ad oggi si sono avvicendate su questa terra, il chè farebbe pensare che il gusto del vintage, sia qualcosa di insito nell’animo umano, inscindibile da esso.
Parlare di tempi antichi può risultare molto affascinante e poetico, ma ho notato che ognuno di quelli che parla di tali periodi ha un ricordo diverso di cosa intende per “sentieri antichi”. Ognuno ha un suo ricordo di quei momenti, a seconda di dove e quando li ha vissuti, come è normale che sia, ma sembra che sia molto difficile averne un ricordo obiettivo. E’ sicuramente utile avere uno sguardo nel passato per poter imparare dal bello e dal brutto, ma se la storia la scrivono i vincitori, è anche vero che i ricordi spesso si annebbiano e diventano miti, ma di certo il mondo che stiamo vivendo non è lo stesso di qualche decennio fa. Chi propugna l’esempio dei tempi antichi, tante volte, purtroppo non si rende conto che neppure lui stesso è in grado davvero di vivere come lo si faceva una volta. I miei ricordi arrivano a quella che erano le comunità all’inizio degli anni ’80, quando i locali erano piccoli e spesso affollati. Quando si cercava di fare con quello che si aveva senza troppe pretese. Ricordo di un pastore che, senza patente arrivava al culto con la vespa special, e che al lunedì mattina andava a lavorare come manovale, che ha continuato a fare fino al giorno della pensione. Un pastore che non sapeva usare espressioni e parole ricercate, ma che comunque sapeva condurre una chiesa con la semplicità. Erano pastori che sapevano ancora parlare con le persone, anche quando non erano sul pulpito e che sapevano dare una parola di conforto che non costa nulla, ma può aiutare molto. Gli stessi pastori che vorrebbero i “tempi antichi”, vivono o saprebbero vivere in quella maniera?
Prima di citare i tempi antichi, bisognerebbe che ognuno si facesse un esame di coscienza, domandandosi, cosa intende con tale espressione, oramai troppo inflazionata, che a volte nasconde una incapacità di vivere il presente.
Il passato può insegnare, ma meglio pensare all’oggi.


lunedì 14 agosto 2017

Persone vere

Nelle chiese ultimamente, ma forse da sempre, c'è un forte dibattito sui giusti metodi di evangelizzazione. C'è chi è per la pura tradizione, che sola parola e la predicazione della stessa possa essere usata, usando tra l'altro un certo linguaggio ed espressioni, spesso incomprensibili ai più. Altri usano invece metodi “più accattivanti”, con il rischio di diluirne il significato. Ci sono pastori che imparano il discorso a memoria, dedicando inutilmente tanto tempo alla cosa, solo per apparire finti o cattivi attori. La verità è che non esiste e non è mai esistito un giusto metodo per evangelizzare.
Un grande esempio è la predicazione di Pietro il giorno della Pentecoste, quando grazie ad una predicazione semplicissima, migliaia di persone si convertirono. Cosa avevano di speciale le parole di Pietro quel giorno? A ben leggerle probabilmente nulla; ho ascoltato negli anni predicazioni ben più belle e ricercate, ma meno efficaci. Quello che c'era dietro le parole di Pietro era Pietro stesso e il suo amore per Dio. Pietro, da persona del popolo quale era, non poteva dire cose particolarmente sofisticate, ma espresse ciò che aveva dentro con semplicità, con le sole parole che conosceva, mostrando ciò che era. Le sue parole furono efficaci perchè espresse da una persona VERA. Quando una persona VERA parla, chi ascolta sa per istinto che quelle parole sono VERE. E' quello che convinse le persone. Non esistono parole magiche o modi particolari di esprimersi per parlare di Dio. Basta essere PERSONE VERE.

lunedì 31 luglio 2017

Immagini vs realtà

Ci dicono che noi, uomini del ventunesimo secolo siamo schiavi delle immagini a cui ci conformiamo e ci adattiamo. In realtà è sempre stato così, in forma diversa, ma è sempre stato così. La moda è sempre esistita, e immagini che ci mostrano un mondo da una certa prospettiva, alle quali conformarci c'è sempre stato.
I pittori, qualche secolo fa, spesso dipingevano figure dal significato religioso, che potessero ispirare sentimenti nei confronti di Dio. Il loro era un lavoro e lo svolgevano per chi era disposto a pagarlo, e il clero erano tra i pochi ad avere ingenti quantità di denaro a disposizione, per cui è normale la grande quantità di quadri e dipinti a sfondo religioso, ancora oggi ben visibili nelle chiese cattoliche e nei musei.  Ma quasi sempre questi quadri mostrano, ad esempio, gli apostoli come dei vecchi o persone di mezza età, quando in realtà erano ragazzi di vent'anni o poco più quando decisero di seguire Gesù, sovvertendo un po' la verità storica, ben diversa da quella mostrata.
Gli apostoli erano dei ribelli rivoluzionari, che non volevano conformarsi a questo mondo ed al consueto modo di ragionare. Ma erano ragazzi con la stesso animo, che muove i sentimenti dei ragazzi di oggi. Furono proprio loro che, di lì a poco dovettero prendere in mano il testimone lasciatogli da Gesù e portare avanti un messaggio, che avrebbe davvero rivoluzionato il mondo.
Se gli stessi apostoli avessero vissuto oggi e fossero stati membri ventenni della maggior parte delle comunità religiose, che si professano cristiane, con ogni probabilità, sarebbero stati confinati ai margini e fatto di tutto per metterli a tacere. Come del resto provò a fare chi all'epoca si professava capo della religione monoteista, serva dell'Iddio vivente. Ma quando Dio stesso decide una cosa, quella non può essere fermata.
L'animo e i sentimenti di quei giovani continuano a vivere oggi, come l'animo e i sentimenti di chi volle ostacolarli: a ognuno di noi scegliere da che parte stare.

sabato 29 luglio 2017

Giovani vs anziani

Jesus is a revolution clicca sopra


“Quando ero giovane io era tutto meglio... noi eravamo meglio dei giovani di oggi, tutto era più bello”. Quante volte avete ascoltato o detto questa frase? Sarei ricco se mi avessero dato un centesimo ogni volta che l'ho ascoltata. Ma la verità è che le persone di una certa età, quando si confrontano con i giovani, manifestano un difetto di memoria non trascurabile.
La nostra gioventù non è stata migliore o peggiore di quella attuale. Non è vero che era un mondo meno pericoloso, meno brutale, più umano. Non è vero che eravamo migliori dei giovani di oggi; il problema è che non ce lo ricordiamo. I ricordi rimangono nella nostra mente, ma dopo un po' tutto si annebbia e si attenua come se venisse coperto da un velo, e guardando tutto ciò con gli occhi di oggi, tutto appare diverso. Da non trascurare anche il fattore “nostalgia”: chi non vorrebbe ritornare indietro e rivivere la propria gioventù, magari con la testa e l'esperienza di oggi?
In sostanza un po' la memoria e un po' l'invidia fanno il tutto, fino a far apparire ogni cosa sotto una luce diversa da quella reale.
I giovani di oggi hanno la stessa energia che avevamo noi, anzi, hanno potenzialità ancora maggiori, ma troppo spesso vogliamo ingabbiarli e tenerli segregati nelle nostre convinzioni e modelli, senza capire, che loro non vivono nel nostro mondo di trenta o quarant'anni fa, ma vivono il loro tempo. Dobbiamo lasciare fare, anche se a volte vuol dire lasciarli sbagliare. Dio non ci impedisce di cadere, ma non permette che ci facciamo troppo male. Dobbiamo pensare a queste cose. Dobbiamo pensare che, per certi versi loro sono diversi da noi e forse migliori.

venerdì 28 luglio 2017

Guarire è un po' morire

Ho guardato in faccia il mio dottore, quello che fra poco, mi farà una bella ecografia. L'ho osservato bene e debbo dire che non credo possa fare miracoli. Ho cercato di guardarlo dentro, anche senza ecografo, per scoprire che anche lui è uomo come me.
"Dottore, ma lei ha davvero mai guarito qualcuno?"
"Certo ne ho guariti tanti e vedrà anche lei guarirà" un po' stupito.
"Quindi posso essere tranquillo, non morirò? Potrò venire da lei ogni volta e lei sarà sempre in grado di guarirmi e non farmi mai morire?"
Ancora più stupito "Prima o poi tutti moriamo, e la morte è una malattia dalla quale non si guarisce... purtroppo"
"Allora dottore, lei non ha mai davvero guarito qualcuno, o se l'ha fatto era una guarigione solo momentanea, o sbaglio".
Alla fine tutti noi siamo umani e non c'è nessuno su questa terra che possa davvero guarirti. Solo Gesù ha parole di vita eterna.

lunedì 23 gennaio 2017

Quanto certi quadri e certi film ci condizionano la mente? Pensando a Gesù ci si immagina una persona seria e imperturbabile; che nulla potesse smuoverlo o farlo vacillare. Gli apostoli e gli evangelisti, color che avevano vissuto al Suo fianco, a ben vedere ce lo presentano invece più umano di quello cui noi vogliamo credere. Ci raccontano di un Gesù che pianse, nel giardino del Getsemani (Marco 14:32-52). Un Gesù che si emozionò, davanti alle sofferenze delle persone (Luca 7:11-17). Un Gesù triste, quando, dopo aver sfamato e fatto grandi cose per migliaia di persone, fu abbandonato da questi (Giovanni 6:60-66). Gesù era molto più umano di quello che ci immaginiamo, anzi era umano in tutto e per tutto. Questo per comprendere che non dobbiamo vergognarci dei nostri sentimenti, delle nostre emozioni, di quel che siamo. Dio così ci ha fatti e così ci vuole. Dio vuole che impariamo ad usare al meglio ciò che abbiamo, levando ogni maschera dal nostro volto, che usiamo sempre, per piacere a Dio, non agli uomini.

martedì 11 ottobre 2016

I SURRENDER


giovedì 6 ottobre 2016

15 anni (6 Ottobre 2001)

Grazie amore per quello che sei. Mai ho dubitato, mai mi sono sentito solo. Solo perchè tu sei con me ancora oggi, dopo quel giorno in cui ci siamo promessi sposi per sempre, davanti a Dio e davanti agli uomini.
Grazie perchè sopporti un testone a cui piace sempre e comunque andare controcorrente. Perchè mi sollevi quando mi sento distrutto dalla fatica della vita. Perchè sai chi hai sposato ma continui ad amarmi.
Per i figli che mi hai dato e non solo.
A volte la vita è un aquilone trascinato dal vento, a volte un filo d'erba che cresce e deve sopportare di essere calpestato, ma essere assieme vuole dire, affrontare ogni momento mano nella mano e questo non mi è mai mancato.
Perchè sie quello che sei come lo sono io, senza menzogna e ipocrisia. Del resto non si può piacere a tutti, ma di certo tu piaci a me come il primo giorno, anzi... ti amo.



martedì 4 ottobre 2016


Posto che vai usanza che trovi


 
La sua capacità di socializzare e stabilire relazioni con un ampio numero di individui sono due tra le caratteristiche umane più significative e che hanno di fatto determinato lo sviluppo economico e culturale dell'uomo.. Ma le relazioni sociali non sono sempre semplici. Socializzare vuole dire ascoltare, condividere, capire, ragionare, discutere, ecc... Il confronto è assolutamente necessario, come sono necessarie norme comunemente accettate che regolino lo stare insieme.
Ce ne rendiamo conto quando abbiamo a che fare con persone che provengono da posti diversi con culture diverse e modi di fare diversi. Questo problema è presente oggi come lo era duemila anni fa . Nel momento in cui la chiesa cristiana divenne una cosa diversa da quello che era stata, fino ad allora la fede ebraica, da cui deriva, dovette affrontare il problema. Perchè non era più relegata ad un unico popolo con un'unica origine e cultura molto simile tra gli appartenenti. Ma era una fede per la prima volta “universale”. Dio non era solo quello di una ristretta cerchia di persone, ma era il Dio di ogni essere umano che comminava o che avrebbe camminato su questa terra.
In maniera incredibile, questa nuova fede si diffuse un po' ovunque nel giro di poco più di cento anni. Arrivò in Grecia come a Roma, partendo da un piccolo paese, politicamente ed economicamente quasi insignificante come Gerusalemme. Paolo ci racconta che arrivò anche a Corinto e lì dovette confrontarsi con quella che era la cultura e le usanze di quella parte di mondo, che aveva influenzato, fino a quel momento tutto il mondo conosciuto; esportando ovunque la propria cultura e credo religioso. A Corinto c'era un gruppo di cristiani che dovevano confrontarsi ogni giorno con il resto della popolazione di una cittadina tra le principali della Grecia antica in cui era presente il tempio dedicato ad Apollo, importante divinità greca. Una delle usanze del luogo era quella che le donne sposate o promesse spose dovevano essere velate per simboleggiare questa condizione. Trovate qui i riferimenti storici.
Questa usanza greco-pagana era molto diffusa e ancor più sentita in Grecia e a Corinto, tanto che Paolo dovette intervenire (I Corinzi 11:2-16) per ribadire la necessità di non contraddire questo modo di fare, per non incorrere in quella che oggi chiameremo “cattiva testimonianza”. A Corinto le uniche donne senza velo erano le bambine o le prostitute e chiunque avesse contraddetto tale regola sarebbe stata così percepita. Non utilizzarlo avrebbe di certo significato disonorare il marito e Dio stesso davanti agli abitanti di Corinto. Paolo ci insegna che è assolutamente necessario per un cristiano rispettare il prossimo e rispettare il suo modo modo di essere, nonché le regole sociali del luogo in cui ci troviamo. Ciò non vuol dire conformarsi, ma vuole dire amare il prossimo.


lunedì 19 settembre 2016

 

#Diversità


Non so se avete notato: c'è sempre qualcuno che cerca di convincerti che ciò che lui vende o pensa o dice, è la cosa giusta, santa e indiscutibilmente corretta da fare. Quando a me qualcuno tende a imporre qualcosa, è esattamente la volta che farò il contrario.
Ognuno nasce con una propria personalità. L'ho potuto constatare nei miei figli: alcuni caratteri salienti del loro modo di fare erano tali già appena nati. Mia figlia ad esempio, pretendeva già molta attenzione dagli altri dopo poche ore che era nata, e ha continuato a pretenderlo.
Ognuno nasce con le proprie caratteristiche, ognuno nasce diverso. Non esistono e mai esisteranno due uomini uguali in tutto e per tutto. Neppure i gemelli monozigoti lo sono; la madre riesce a distinguere con uno sguardo l'uno dall'altro.
Ciò che vale per l'aspetto fisico vale anche per l'aspetto mentale. Ognuno ha le sue idee il suo modo di affrontare la vita, di esprimere gioia o dolore, perchè non siamo fatti solo di carne ma anche di sentimenti, paura, gioia, pensieri, idee, coraggio.... Ognuno ha il suo modo di parlare a Dio, ha il Suo modo di esprimersi per cercare di muovere i sentimenti di Dio nei nostri confronti.
C'è chi alza le mani,
c'è chi si inginocchi fino a terra,
c'è chi piange,
c'è chi ride,
chi sorride,
c'è chi sta fermo e
c'è chi si muove,
c'è chi canta e
c'è chi balla;
ognuno ha il suo. E lo sapete perchè?
Perchè a Dio piace la diversità!!!
Non esistono due cose, due persone, due esseri viventi uguali tra di loro su questa terra. Viviamo nel regno dell'assoluta diversità. Ma Dio a tutta questa diversità ha dato anche un ordine.
Tutto ciò l'ha creato Dio e l'ha creato diverso, perchè a Dio piace le diversità.
Siate diversi. Siate voi stessi. Siate uomini e donne vere.

venerdì 16 settembre 2016

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GENERAZIONI 




La carta d'identità dice il contrario, ma mi piace sentirmi ancora giovane. Mi piace chiedere permesso ai miei figli per essere parte del loro mondo, anche se in pratica non mi appartiene e ne posso essere solo ospite. Da bravo genitore desidero il meglio per i miei figli, ma so anche che per un cristiano il meglio non è il cellulare di ultima generazione o il computer super veloce, ma il meglio che posso dare a mio figlio è Gesù.
Nulla porterò come il giorno della mia morte, lascerò tutto qui, presentandomi davanti a Dio nudo ma senza vergogna. Voglio però oggi avere la speranza di portare con me, davanti a Dio, i miei figli, a suo tempo.
Sono stato giovane anche io, sono stato ribelle e sono cresciuto a volte facendo il meglio, altre commettendo errori che poi ho pagato. I nostri figli inevitabilmente passeranno da percorsi analoghi, e noi possiamo fare poco per evitargli gli errori e non è certo costringendoli che li porteremo a Dio, perchè Gesù è libertà.
Ricordo un monitore di scuola domenicale che quando i suoi alunni non ubbidivano, come punizione raddoppiava il tempo della preghiera. Potevano questi giovani capire la bellezza e l'importanza della preghiera in questa maniera?
Ogni genitore e membro di chiesa ha davvero una grande responsabilità che è quella di fare in modo che i propri figli e più genericamente i giovani, seguano Cristo; perchè sono loro i primi a cui siamo chiamati a testimoniare, o per lo meno a non impedire con il nostro comportamento che questi incontrino Gesù nella loro vita.
I giovani devono sentirsi a casa loro in chiesa, devono sentire di farne parte e di essere una componente importante, perchè sono importanti per la chiesa. Se i giovani se ne vanno non è solo colpa loro, ma lo è anche di chi non sa capire che la moda, il modo di vestire, i gusti musicali, ecc... non sono dottrina, ma sono solo frutto del conflitto generazionale che c'è oggi come c'era trenta o duemila anni fa.
Ognuno di noi prima di diventare grande è stato giovane, ma a un certo punto della vita tutti lo negano o se ne dimenticano. Paolo ne era cosciente delle diversità di opinione nonché generazionali, presenti nelle nostre chiese come in quelle di duemila anni fa, tanto che a un certo punto invita i fratelli a “sopportarsi gli uni gli altri” (Colossei 3:9-14). Io non vi chiedo però di sopportare ma di amare e capire vostro figlio o il giovane che vi trovate seduto accanto in chiesa o in qualsiasi circostanza della vita. Perchè loro sono l'unica cosa che un giorno potremo dire di aver portato in cielo ed è l'unica cosa che davvero importa davanti il trono di Dio, dove tutte le cose che non hanno alcuna importanza come la moda, la gonna, il pantalone, il cellulare, il trucco e il non trucco, il sorriso e il pianto, la musica rock e la musica classica, e tutto il resto, saranno arsi, diventeranno polvere, dispersi dal vento e non se ne troverà più traccia. Davvero vale la pena perdere tempo con queste cose?

Eclesiaste 3:1  Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo




sabato 26 settembre 2015


Dopo aver passato un estate a pensare a mille cose, preoccupato per le questioni gender, la scuola, il mare, le tasse, chi dice più bugie, chi è in buona fede ma sbaglia lo stesso, a prestare una spalla su cui piangere, a ridere, a scherza, a sdrammatizzare, a parlare serio, a fare la cosa sbagliata, a dire la frase giusta, ma solo ogni tanto, ma soprattutto a correre con la mente: sono un po' stanchino.
Ma cerco di capire perché noi uomini siamo così litigiosi e pronti a vedere più il male che il bene. Forse perché lo abbiamo dentro e lo sappiamo riconoscere al primo sguardo?
Forse è proprio questo il motivo, e Gesù lo sapeva, lo ha sempre saputo. Siamo incapaci di salvarci da soli. Abbiamo bisogno sempre di un'ancora di salvezza. Qualcosa a cui aggrapparci. Io ho scelto di aggrapparmi alle mani di Gesù, perché “solo Lui ha parole di vita eterna”.
A volte basta un grazie, non c'è bisogno di molte parole. Questo mia moglie me lo dice sempre, e penso che dovrò sempre ringraziarla per avermelo insegnato. Ma la bella notizia è che anche oggi basta un grazie. Basta dirlo alla persona giusta: colui che ha lasciato la Sua vita per te sulla croce quel giorno. Esiste solo una moneta di scambio davanti a Dio, e quella moneta è l'amore. Non pensiate di poterlo comprare in altra maniera. E' quello che Lui oggi vi chiede: solo una parola ma così tanto importante. Così importante che in molti se la scordano. Tu non farlo
Grazie

Gesù

lunedì 19 gennaio 2015

E' una guerra, lo è sempre stata. Ci sono persone in Nigeria, ma potrebbe essere in una qualsiasi parte del mondo, che credono che le proprie ragioni vanno imposte con le armi; con la morte del proprio nemico, se necessario. Migliaia di persone uccise per motivi, che non riesco ad immaginare. Solo perché hanno osato mettere una croce sopra la loro chiesa. Solo perché dicono di amare Gesù.
Io sono cristiano, e piango sapendo che altre persone come me, solo perché non vogliono rinunciare alla propria fede sono messe a morte senza pietà. Decine di chiese date alle fiamme, ma soprattutto migliaia di morti, sterminati, da altri che pensano di fare la volontà di Dio con un fucile in mano. Ma sono solo degli illusi!
Duemila anni fa ci fu chi pensò che ammazzando il capo di quella che sembrava una setta nascente, sarebbe tutto finito lì. Lo hanno preso, lo hanno picchiato, frustato e lo hanno messo in croce. Ma da quella croce, da quel sangue sparso, è nato qualcosa, più forte e più grande di prima. Migliaia di persone in un solo giorno hanno creduto in quel gesto e hanno piegato le loro ginocchia a quel Dio predicato da un uomo, apparentemente sconfitto. Da quel giorno in tanti hanno tentato di far morire quella fede, ma i tentativi sono sempre stati vani.
Oggi loro pensano che basta imbracciare un fucile e sparare, per far finire quella storia. Basta riempire l'animo delle persone di terrore, per portarle dalla loro parte. Ma non sanno che da quel sangue, che loro stessi hanno causato, da quelle migliaia di persone uccise, ne nasceranno altre e si moltiplicheranno. Perchè il mio Dio, anche se c'è chi dice il contrario, non è il loro dio. Il mio Dio non ha bisogno del fucile per far sentire la Sua voce. Il mio Dio parla d'amore e non di paura. Il mio Dio sa trasformare il male in bene. Il mio Dio è colui che emetterà un giusto giudizio su ogni cosa e azione.



venerdì 19 aprile 2013


Tornando a noi dopo molto tempo, ci ritroviamo più grandi. Ma spesso è bello rivedersi per vedere un po' l'effetto che fa.
Quando sei grande hai imparato tante cose. Hai imparato soprattutto che non hai imparato, ma hai capito che la sofferenza ha un valore, perchè ti insegna che conta anche piangere, che vale anche sorridere e che il tempo scorre molto velocemente come la sabbia dentro una clessidra, che prima o poi finisce.
Ieri sera sono stato vicino a mio figlio, ed ho capito che non potrò portare nulla al di là di questa vita, ma che forse potrò lasciare qualcosa qui. Dare qualcosa ai nostri figli, perdere tempo a parlare con loro non è mai tempo sprecato. Siamo noi che decidiamo cosa lasciare in questo mondo una volta che non ci saremo più. Quando con serenità e pacatezza ce ne saremo andati, e forse qualcuno avrà sprecato due lacrime di tristezza per noi.
Io credo in Dio e credo che non finisca tutto qui. Credo che non siamo solo polvere, ma che ci sia qualcosa di più. Voglio credere che quello che posso insegnare a mio figlio possa essere un valore e che, se quelle cose avranno dato anche solo un pizzico di felicità al suo cuore, tutto avrà avuto un senso.
Dio ha scelto un mezzo per darci. Del resto anche noi siamo figli, tutti quanti Suoi. A pensarci bene si è comportato esattamente come noi dovremmo fare coni nostri figli, prendendoci cura di loro. Dandogli qualcosa che il tempo non possa far scomparire. Ci ha dato Gesù perchè potessimo essere persone migliori, per noi e i nostri figli. Perchè se quel dono ricevuto potrà dare anche solo la felicità anche solo ad un persona, il sacrificio di Gesù non sarà stato inutile.

Giovanni 3:16 “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”

venerdì 2 marzo 2012

Whitney


Forse la vita gli ha tolto troppo, molto di più di quello che avrebbe potuto avere. Ma spesso tutto è relativo e basta un attimo, una scelta sbagliata e tutto cambia.
Whitney Houston all'età di 49 anni è morta nella stanza di un hotel annegata nella vasca da bagno probabilmente per un eccesso di droga ed alcool di cui era dipendente da tempo.
Aveva iniziato cantando nella New Hope Baptist Church dove cantava le lodi a Dio, poi grazie alle sue grandi doti canore era diventata un'artista di caratura assoluta, una delle più belle voci della musica dell'ultimo secolo.
Ma basta un attimo una scelta sbagliata e la vita ti porta a dover affrontare cose che quando avevi 11 anni e cantavi nel coro della tua chiesa neppure potevi immaginare esistessero. Prima un matrimonio sbagliato poi la dipendenza da droga la allontana dal suo talento e da se stessa fino all'11 febbraio 2012 quando viene trovata morta in una stanza del Beverly Hilton di Beverly Hills. Svenuta a causa di un cocktail di farmaci e alcool e successivamente annegata nella vasca da bagno dell'Hotel, è stata trovata da una sua guardia del corpo in una situazione critica, Whitney è deceduta pochi istanti dopo.
E' morta da sola lei così popolare, così conosciuta è morta sola senza nessuno al suo fianco ad aiutarla nel momento del bisogno. Il successo non è bastato e neppure i milioni di dollari guadagnati in tanti anni di carriera. E' morta sola lontano da tutti anche dai suoi familiari, vittima di se stessa e dei propri errori. Nessuno può dire di essere esente dagli errori e dalle decisioni sbagliate, perchè Whitney non è stata un'eccezione. Quello che è capitato a lei succede ogni giorno, ad ogni livello sociale, ma se muore un povero semplicemente non appare sui giornali e sulle televisioni. La morte è il destino di noi tutti, ma chi muore con Dio nel cuore non muore mai solo.

martedì 28 dicembre 2010

B. C.

Ero un ragazzo molto triste e solo. A causa dell’ultima guerra mondiale, durante la quale ho subito un trauma psicologico, e in seguito col
trascorrere degli anni, prese piede in me un male mentale, una malattia allora ancora poco nota: la depressione.
All’età di 14 anni conobbi un mio coetaneo, figlio di credenti. Diventammo grandi amici. Lui era benestante mentre io ero povero e orfano di padre. A causa della guerra finita da poco, c’era grande miseria, io ero privo di scarpe e mal vestito. Quando mi portò a conoscere i suoi genitori, questi mi accolsero con tanto amore. Si presero cura di me aiutandomi anche economicamente, trattandomi praticamente come un figlio. Posso dire che vivevo quasi sempre con loro e più li frequentavo e più aumentava la mia conoscenza del Signore. Iniziai, infatti, a frequentare regolarmente la chiesa. Nonostante tutto, però, continuavo a essere triste e il mio problema, la depressione, non mi abbandonava. Ma nel mio cuore c’era anche una profonda convinzione: la certezza che un giorno il Signore Gesù mi avrebbe liberato.
A 21 anni mi sono sposato e dal matrimonio sono nati 4 figli e poi 9 nipoti.
Ho cercato sempre di tenermi impegnato ed occuparmi di qualche attività nella chiesa, frequentando tanti pastori. Ho ricevuto mansioni adatte alle mie capacità, compiti pratici e spesso a contatto con i giovani. Ho svolto questi impegni sempre con tanto entusiasmo e, grazie a Dio, ottimi risultati avendo una predisposizione naturale nell’ avvicinare i giovani. In qualche modo mi sentivo realizzato, ma dentro di me c’era sempre un vuoto... Un vuoto a forma di DIO che solo Lui avrebbe potuto riempire!
Durante una riunione di evangelizzazione della chiesa di Sassuolo, la testimonianza di una sorella toccò il mio cuore. Ella raccontò che per lunghi anni era stata vittima della depressione, finchè il Signore la liberò in maniera meravigliosa. Tornato a casa, mi sentivo disperato e assillato da un pensiero che non mi lasciava vivere: la necessità di fare un bilancio della mia vita che risultava inesorabilmente negativo.
Chiesi a Dio di morire, ma anche di concedermi anche un solo giorno di pace e di salvare la mia anima.
Quella richiesta cambiò la mia vita. Finalmente si realizzò la mia speranza di guarigione in Gesù. Il Signore fu buono e fedele.
Non posso spiegare a parole cosa accadde.... Confessai i miei peccati a Gesù, sentì una presenza nuova in me. Proprio come è scritto nella Bibbia, sentii come una spada a due tagli che mi attraversava dalla testa ai piedi.
Nel mio cuore entrò tanta pace, quella che per anni avevo desiderato. Finalmente il Signore mi liberò da una schiavitù che era durata 62 anni e che mi aveva incatenato e messo la morte nel cuore.
Il Signore, nella Sua Parola, promette fiumi d’acqua viva. Ho realmente realizzato questa promessa.
Quando Gesù stava sulla terra e guariva e liberava le persone da spiriti immondi, diceva di andare e raccontare quello che Egli aveva fatto.
Il cuore allegro rende felice il volto‘ - (Pr 15:13). Il mio volto non era più triste. Una grande gioia era in me, una energia nuova, non ero più depresso, ma pieno di vita a tal punto che i miei figli si preoccuparono e consultarono velocemente uno psichiatra senza capire che Dio aveva cambiato la mia vita. Non era più possibile confrontare quello che ero prima e dopo l’intervento divino.
Gesù ha dato un senso alla mia vita, Egli ha posto rimedio a tutti i miei errori.
Quando il Signore Gesù vi farà liberi, sarete veramente liberi.

UN SORRISO TERAPEUTICO

Ricordo un episodio. Stavo con mio nipote Andrea a pranzare in un ristorante. Mentre eravamo seduti, a parlare di cose spirituali, si avvicinò una cameriera con in mano il menù per le ordinazioni. Aveva il volto molto triste. Notammo il suo sguardo assente... Quando chiesi ad Andrea cosa voleva da magiare, come al solito lui mi rispose :” Nonno, quello che prendi tu, prendo io”.
Mi rivolsi, dunque alla cameriera e le dissi:” Due bistecche.... al sorriso”:
Dopo un attimo di stupore, Andrea scoppiò a ridere e il volto della cameriera si rischiarò. Non più triste, ma sorridente! Una battuta che servì, poi, per dirle: “Gesù ti ama, sorridi”.

BC


Se volete incontrarmi e fare quattro chiacchiere con me vi aspetto al "banchetto in piazza". Qui a fianco trovate i giorni  gli orari e i luoghi dove trovarmi.

lunedì 7 giugno 2010

Gesù ti ama



In genere funziona così: quando sanno che sono evangelico mi chiedono, da buoni cattolici, quale sia la differenza tra la mia e la loro religione.
Debbo confessarvi con assoluta sincerità che tale domanda mi ha sempre imbarazzato e la odio nel profondo, perchè ho sempre trovato difficile rispondere in maniera convincente per loro e per me. Del resto mentre all'inizio della mia conversione, molti anni fa, avevo determinati punti da esporre e per i quali ero certo di differenziarmi da un cattolico, ora col passare del tempo alcune di queste certezze sono venute meno.
Per chi volesse approfondire la cosa potrei parlare partendo da Lutero fino ad arrivare a fatti più recenti come la nascita dei primi movimenti pentecostali, ma se volete una cosa più succinta penso che la cosa migliore che possiate fare oggigiorno è cercare tali notizie attraverso il mezzo che anche ora state utilizzando, ad esempio qui.
Vi dirò comunque che non mi interessa illustrarvi tali cose ma voglio piuttosto dirvi di una cosa di cui sono certo:
GESU' VI AMA.
L'ho scritto grande perchè queste cose vanno urlate, come in molti urlano allo stadio il nome della propria squadra del cuore e perchè, in un mondo dove tutto è fatto per interesse sapere che qualcuno si interessa a noi ed è pronto a tenderci la mano in qualsiasi momento va gridato.
Poco tempo fa ho avuto una interessante disquisizione in rete con un ex testimone di Geova, dichiaratosi assolutamente ateo, sull'esistenza di Dio. Alla fine ognuno è rimasto della propria opinione, ma non pretendevo di convincerlo perchè non ritengo di avere tali capacità, ma volevo solo portare quella che è la mia esperienza con la quale ho costruito il mio mondo, giorno per giorno nel quale fa parte anche Dio. Della mia esperienza giornaliera ne fa parte anche quel Dio che è una persona vicina a me in ogni vicissitudine, nel bene e nel male; come un bravo genitore pronto a dare una mano al proprio figlio per il quale vuole sempre il bene e il meglio, anche quando vuole dire passare per momenti difficili.
Non sono una persona speciale e non posso dire di avere nulla di meglio di chiunque altro che cammina su questa terra; sono quello che si direbbe una persona normale (anche se però alcuni dubitano della mia stabilità mentale). Non ho fatto nulla di speciale, non sono un eroe, spesso sbaglio come tutti o forse anche più di altri e so che Gesù ciò che mi ha dato lo ha fatto non perchè avesse grandi aspettative per me, ma solo perchè mi ama, come di certo ama ciascuno di voi che leggerà questo post ed anche chi non lo leggerà. 
Sembra incredibile da dirsi in un mondo come il nostro, ma a volte basta chiedere, basta allungare una mano per ricevere ciò di cui abbiamo bisogno, se la persona a cui ci rivolgiamo ci ama, come ci ama Gesù, sarà pronta a darci per il nostro bene.


Giovanni 14:27 Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.